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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Museo Archeologico Oliveriano

Incensiere villanoviano della tomba Servici 30 (VIII sec. a.C.)
Incensiere villanoviano della tomba Servici 30 (VIII sec. a.C.)
Musei Oliveriani - foto 2
Musei Oliveriani - foto 2
Musei Oliveriani - foto 1
Musei Oliveriani - foto 1

Orario di apertura

Il Museo Archeologico Oliveriano è aperto tutti i giorni, esclusi i festivi, su richiesta dalle 9.00 alle 12.00 (si prega di telefonare con qualche giorno di anticipo allo 0721.33344)

Costo

Ingresso gratuito

Visite guidate

Su richiesta per scuole, circoli, club, società, gruppi dopolavoristici, specializzati e universitari, è possibile usufruire di visite tenute da associazioni culturali.

Notizie Storiche

Nel 1756 l’erudito pesarese Annibale degli Abbati Olivieri (1708-1789) dona alla comunità - oltre alla sua cospicua biblioteca - una pregiata raccolta di oggetti antichi composta principalmente da materiale di scavo. Il museo nasce nel 1787 quando l’Olivieri lascia nuovamente, insieme a 20.000 volumi, una seconda importante raccolta di materiale archeologico e numismatico, datagli in parte dall’amico Giambattista Passeri.
Museo e Biblioteca sono gestiti dal 1793 dalla Fondazione Oliveriana, riconosciuta con decreto pontificio il 24 giugno 1792 e divenuta Ente Morale con Regio Decreto del 15 settembre 1932.
Il museo viene aperto al pubblico, insieme alla biblioteca, il 2 maggio 1793 al piano terra di palazzo Olivieri-Machirelli (sec. XVIII), oggi Conservatorio Rossini. Tra il 1885 e il 1892 museo e biblioteca vengono trasferiti nell’attuale sede di via Mazza all’interno di palazzo Almerici, edificio settecentesco.
Varie donazioni si sono aggiunte in seguito alle raccolte originarie: l’annessione più notevole è costituita dai reperti facenti parte del corredo funebre di tombe maschili e femminili provenienti da una vasta necropoli dell’età del ferro rinvenuta nei pressi di Novilara (scavi 1892/’93).
Dal 1925 entra a far parte del fondo oliveriano anche il materiale archeologico dell’Archivio Metaurense.
Nel dopoguerra si provvede a un accurato riesame di tutto il materiale e a una nuova sistemazione in tre sale al piano terra del palazzo aperte poi al pubblico nel 1967.

Descrizione e storia dell'edificio

Realizzato su commissione della famiglia Olivieri in tempi diversi nel corso del XVIII secolo, probabilmente su progetto di Tommaso Bicciaglia, il palazzo viene poi venduto ai conti Almerici da cui prende il nome. Divenuto proprietà dei Mamiani e successivamente del Comune (1884), il palazzo viene ceduto da quest’ultimo alla Congregazione Oliveriana (oggi Ente Olivieri) come amministratrice della biblioteca e del museo che vi hanno sede dal 1892. L’edificio occupa la vasta area ad angolo tra via Zacconi e via Mazza su cui si trova la facciata principale con un grande portale sovrastato da un mascherone. Nella parte retrostante si apre un cortile sul quale si staglia il lungo ballatoio di grande effetto scenografico. Un monumentale scalone balaustrato in marmo, a due rampanti - realizzato nel corso del ’700, al termine della prima fase dei lavori - conduce al piano nobile e a quello superiore. Le pareti e la balaustra sono ricche di epigrafi e resti scultorei di età classica, medievale e rinascimentale; decorazioni a stucco bianco ornano soffitti e pareti dell’atrio, del piano nobile e del secondo piano. Gli affreschi e i dipinti a tempera che ornavano soffitti e pareti degli interni sono rimasti oggi solo in due stanze del piano nobile; decori a stucchi e pitture murali furono eseguiti da Carlo Paolucci.

Descrizione delle sezioni

Nel dopoguerra, in occasione della sistemazione dei materiali nelletre sale di palazzo Almerici, la Soprintendenza alle Antichità delle Marche aggiunge agli inventari riguardanti la raccolta lapidaria e quella numismatica l’inventario di tutto il restante materiale. Successivamente, sotto la direzione di Antonio Brancati, il materiale costituente il museo viene nuovamente organizzato (marzo 1980 - aprile 1981) con l’intento di dare omogeneità all’esposizione dei reperti, secondo un criterio prevalentemente tipologico. Per l’occasione, sono allestiti inoltre nuovi sussidi didattici: pannelli fotografici e targhette con didascalie in lingua italiana, inglese e tedesca.

Collezioni

Il lapidario delle collezioni Olivieri-Passeri e municipale
La collezione dei bronzetti greci, italici e romani (Olivieri-Passeri)
La collezione di vasi campani databili a epoca tra VI e III sec. a.C. (Passeri)
La collezione di lucerne romane e paleocristiane (Passeri)
La collezione di monete etrusche, italiche, romane, bizantine, rinascimentali (Olivieri)
I donari e i cippi del luco sacro pesarese (III a.C.-II d.C.) (Olivieri)
Alcune antiche pietre incise (Olivieri)
Vetri cimiteriali paleocristiani (III-IV sec. d.C.) (Olivieri)
Una ricca serie di avori cristiani (Olivieri)
I reperti della necropoli di Novilara (VIII-VI sec. a.C.) tra cui 4 tombe con scheletri in posizione rannicchiata
4 stele in arenaria (VII-VI sec a.C.)
Ritratti in marmo (I sec. a.C.)
34 Vasetti unguentari

Opere di maggior pregio

Reperti provenienti dalle necropoli picene di Novilara e dal "lucus Pisaurensis"
Idria in bronzo (artigianato greco VI sec. a.C.)
Rosa dei venti con planisfero celeste (II sec. d.C.)
Bilingue etrusco-latina
Bassorilievi in pasta vitrea
Teste marmoree di età classica (fine I sec. a.C.)
Iscrizione bilingue etrusco-latina (I sec. a.C.-I sec. d.C.)
Amorino arciere (I sec. d.C.)
Sarcofago in marmo di M. Aufidio Fronone (II sec. d.C.)
Larario puerile in stagno (II sec. d.C.)

Interventi di restauro

Nel 1934 il direttore Luigi Michelini Tocci procede a un radicale riordinamento del patrimonio che sposta la suppellettile libraria dal piano superiore - dedicato invece al materiale archeologico - a quello inferiore; il riordinamento comporta anche lavori murari eseguiti dall’Amministrazione Comunale.

Nel 1946 il direttore Italo Zicari viene chiamato a dare sistemazione funzionale al museo, collocando i reperti all’interno di tre sale ricavate al pianterreno del palazzo. A questo iniziale intervento ne segue un secondo giunto a conclusione solo nel 1967. Tale sistemazione rimane immutata fino al 1980 (anno di adozione di criteri rigorosamente scientifici).

Un’ulteriore fase di restauro viene portata a termine nel 1976 e comprende interventi al tetto, ai settori portanti e al portale d’ingresso.

Nel 1992, le due facciate prospicienti le vie Mazza e Zacconi sono sottoposte a un intervento completo di restauro e conservazione.

Strumenti di consultazione

Biblioteca, archivio, fototeca con didascalie in italiano, inglese e tedesco.

Presenza di archivio e/o biblioteca

Strettamente connessa al museo è la Biblioteca Oliveriana

Presenza di barriere architettoniche

Sono presenti barriere architettoniche

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