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Provincia di Pesaro e Urbino
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Necropoli Picena di Novilara

Acquedotto romano di Pesaro - Tratto di cunicolo con alternanza di sezioni
Acquedotto romano di Pesaro - Tratto di cunicolo con alternanza di sezioni
Acquedotto romano di Pesaro - Tratto di cunicolo con volta "alla cappuccina" (un momento delle esplorazioni)
Acquedotto romano di Pesaro - Tratto di cunicolo con volta "alla cappuccina" (un momento delle esplorazioni)
Acquedotto romano di Pesaro - Tratto di cunicolo con sezione "alla cappuccina"
Acquedotto romano di Pesaro - Tratto di cunicolo con sezione "alla cappuccina"

Necropoli
La necropoli di Novilara si articola in due settori topograficamente separati ma vicini, noti come necropoli Molaroni e necropoli Servici (i nomi derivano da coloro che, al momento della scoperta delle tombe, erano i proprietari dei fondi). I primi corredi funerari di Molaroni risalgono alla fine del IX-inizio dell'VIII secolo a.C., quelli di Servici iniziano intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. Entrambe le necropoli terminano, invece, quasi contemporaneamente intorno al 600 a.C. Nel sepolcreto Molaroni sono state messe in luce 142 tombe, tutte a inumazione, nelle quali i defunti erano deposti rannicchiati in semplici fosse rettangolari. Nel sepolcreto Servici, dove le tombe rinvenute furono 121, il modo di seppellire assolutamente dominante era lo stesso. Quasi tutte le tombe dell'una e dell'altra necropoli erano dotate di oggetti di corredo, posti sul fondo della fossa accanto al defunto; per quanto riguarda la prima Età del Ferro (VIII sec. a.C.) le sepolture si presentano con corredi piuttosto ridotti, costituiti da due o tre elementi (armi, elmi e rasoi per gli uomini; fusaiole, rocchetti, pesi da telaio, oggetti di abbigliamento e ornamento personale per le donne). Per quanto riguarda il Periodo Orientalizzante (dalla seconda metà dell'VIII sec. a. C. a tutto il VII e oltre) i corredi assumono maggiore consistenza, facendo trasparire la presenza di un ceto egemone all'interno della comunità. I corredi di quest'ultimo periodo, oltre a contenere gli oggetti già descritti per l'epoca precedente, sono caratterizzati dalla novità di servizi di vasi d'impasto, vasi dauni, spiedi, grossi uncini a più punte per prendere la carne, coltelli. Nelle tombe femminili, gli oggetti di ornamento sono sempre più numerosi e assumono fogge più complesse. Il rito dell'inumazione, assieme alle caratteristiche degli oggetti, fa ritenere che gli antichi novilaresi appartengano alla civiltà medio-adriatica dell'Età del Ferro o Picena, termine quest'ultimo più che altro topografico e convenzionale che indica quel popolo che nell'Età del Ferro occupava le pianure e le colline comprese tra il fiume Foglia a nord e il Pescara a sud. Per quanto riguarda l'abitato cui la necropoli faceva riferimento, il rinvenimento durante le diverse campagne di scavo di fondi di capanne ed altri resti ha consentito di appurare che esso era collocato sul sommo crinale della collina di Novilara, ben difendibile e in vista del mare, in ottima posizione per l'esposizione e per la vicinanza ad una sorgente d'acqua. Museo archeologico Oliveriano.

Acquedotto
L'antico acquedotto di Pesaro ha le sue origini alle pendici dei colli di Novilara, all'interno del bacino nord degli stessi colli, a quota 133 m sul livello del mare. L'arteria principale si diparte dalla valletta lungo il fosso dei Condotti alle pendici del Monte Fuga, e discende in cunicolo tutta la Valle dei Condotti fino alla località di Muraglia. Lungo questo tratto sono presenti numerose diramazioni che scendono dalle vallette laterali. A Muraglia, l'acquedotto immetteva le sue acque in un serbatoio; riemergeva quindi per attraversare la via Flaminia sugli "Archi di Muraglia" per reimmettersi in cunicolo alle pendici di Monte Granaro. Percorreva poi, dall'innesto con la diramazione dell'acquedotto di Monte Granaro, sempre in cunicolo e con percorso talora tortuoso, il versante sud-ovest di Colle Ardizio fino al serbatoio posto all'incrocio fra le vie Michelini Tocci e traversa M. Ardizio. Quest'ultima parte si perde all'interno dell'intensa urbanizzazione che ha interessato la zona, e risulta spesso completamente manomessa dall'intensa edificazione degli anni '60-'70 del '900. Dal serbatoio dell'Ardizio, le acque giungevano fino alla piazza del Popolo. La lunghezza complessiva del manufatto è di km 9,6 di cui 6,6 km dell'arteria principale e 3 km dei 14 rami secondari. Nella sua fase più antica, quella romana, l'acquedotto è stato datato, con il metodo della termoluminescenza, alla piena età imperiale.

Storia delle scoperte

I primi scavi vennero effettuati nel 1873 nell'area del sepolcreto Servici; dal 1892 al 1893 furono condotte sistematiche campagne di scavo sia nel fondo Servici che nel fondo Molaroni sotto la direzione dell'ing. Raniero Mengarelli e del custode Pio Zauli, con la sovrintendenza da Bologna del prof. Edoardo Brizio, direttore degli Scavi e Musei d'Antichità per l'Emilia, le Marche e l'Abruzzo. Gli scavi furono ripresi nel 1912 per iniziativa del Soprintendente Innocenzo Dall'Osso che operò tramite il soprastante Arnolfo Bizzarri. I corredi funerari recuperati nelle varie campagne di scavo sono stati oggetto di diverse peripezie. I corredi delle tombe scavate nel 1912, conservati presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona, andarono in buona parte perduti per effetto dei bombardamenti aerei del 1944; nel Museo Pigorini di Roma confluirono due stele e i corredi di una tomba. La maggior parte dei materiali provenienti dalle due aree sepolcrali è attualmente conservata nella sala III del Museo Archeologico Oliveriano; parte dei corredi ha subito danneggiamenti a causa dei terremoti verificatisi a Pesaro negli anni 1916 e 1930.

 

Acquedotto

La testimonianza più antica finora rinvenuta, relativa all'acquedotto romano di Pesaro risale al 1536. Una ristrutturazione di tutto l'acquedotto romano venne avviata nel 1678 e conclusa nel 1684; nel 1908 l'ing. Ferruccio Briganti presentò un progetto per la costruzione di un nuovo acquedotto, progetto che fu realizzato a partire dal 1911.

Modalita d'ingresso

I siti dei sepolcreti e il percorso dell'acquedotto sono segnalati da cartelli ben visibili collocati lungo la strada comunale di Santa Croce che dalla zona della necropoli scende verso Pesaro fino ad incontrare l'acquedotto. I reperti provenienti dai sepolcreti si trovano invece presso il Museo Archeologico Oliveriano di Pesaro.

Bibliografia

- L'acquedotto romano di Pesaro, mostra sulle esplorazioni in corso del sistema storico di approvvigionamento idrico della città, Pesaro 7-30 aprile 1990, giornale di mostra a c. di Maria Teresa Di Luca

- Novilara dai Piceni ai Romani, mostra documentaria, Novilara 18 luglio-30 ottobre 1997, giornale di mostra a c. di Maria Teresa Di Luca

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