Tra i boscosi monti della Massa Trabaria, nella frazione di Borgo Pace (presso Lamoli), sorgeva l’abbazia benedettina di San Michele Arcangelo.
La prima notizia di tale abbazia risale al 1218, quando era ancora florida e ben difesa a nord da una fortezza detta “Castellaccio” e da un altro nucleo difensivo nel Castrum Bovie (o Badie), sullo scosceso colle che sovrasta Borgo Pace.
Per la sua importanza - dovuta alla sua vicinanza alla Bocca Trabaria, che collega l’alta valle del Tevere con quella del Metauro e dell’Adriatico – l’abbazia giunse in questi anni a ricoprire un ruolo autonomo, assoggettando temporaneamente anche l’abbazia di Scalocchio, situata nella diocesi di Città di Castello.
Già nel 1422, tuttavia, fu ceduta in commenda, quindi nel 1848 i suoi beni passarono al Capitolo della Cattedrale di Sant’Angelo in Vado, trasformandosi in parrocchia.
Oggi dell’intero complesso abbaziale si può ammirare soltanto la grande chiesa romanica, fondata probabilmente prima del Mille.
L’edificio presenta una facciata a capanna tripartita, con portale sovrastato da un piccolo rosone centrale. Prospiciente la parete di fondo della navata destra si trova il campanile a vela, della stessa ampiezza della navata.
L’interno è suddiviso in tre navate: quella centrale risulta molto più alta delle laterali ed anche più ampia, scandita da arcate impostate su pilastri.
La copertura è ora a capriate, mentre nel 1753 era stata realizzata con un tavolato piatto.
Il presbiterio è sopraelevato ed è concluso dall’abside semicircolare con tre piccole monofore e catino. La cripta - probabilmente ricostruita durante l’ultimo restauro, realizzato dal 1950 al 1954 - presenta la copertura in cemento armato, in netto contrasto con la pietra locale ben squadrata, che costituisce l'elemento costruttivo di tutta l'abbazia.