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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Abbadia di San Tommaso in Foglia

Di questa abbazia benedettina oggi rimane solo la chiesa, situata circa a metà strada tra Pesaro e Urbino, presso Montelabbate, lungo una direttrice stradale alternativa della Flaminia (accanto scorre l'Apsella, piccolo affluente dell'Apsa di Urbino che, a sua volta, confluisce nel Foglia).

La fondazione è tradizionalmente indicata nell'anno 980, ma tale questione è tuttora controversa, poiché in una bolla di papa Clemente III datata 1188 si trova scritto che il monastero di San Tommaso fu fondato dal vescovo Adalberto,  il quale partecipò al sinodo romano del 998, indetto da papa Gregorio V.  Si hanno comunque notizie certe dell'esistenza dell'abbazia nel 1047, quando papa Clemente II,  tornando da un viaggio in Germania,  vi giunse ammalato e vi morì il 9 ottobre.

Nell'anno 1137  fu poi l'imperatore di Germania Lotario III - chiamato in Italia da papa Innocenzo III per combattere contro Ruggero di Sicilia - a sostare nella Badia di San Tommaso, lasciandovi un privilegio per la buona accoglienza ricevuta.

La chiesa, costruita di fronte al tempio pagano del Dio Silvano, era suddivisa in tre navate da due file di colonne, costituite da conci in arenaria. Questi ultimi sorreggevano delle arcate terminanti nell'abside sopraelevata con confessione sottostante.

Al centro della chiesa era situato il coro, elevato di un gradino con quattro colonnine agli angoli, amboni, entrate laterali e parapetti che recingevano la schola cantorum.

Le due navate laterali erano sopraelevate di due gradini e presentavano nelle pareti laterali arcate delle stesse dimensioni di quelle della navata centrale. E' probabile che queste arcate laterali contenessero delle rappresentazioni pittoriche, fungendo da piccole cappelle. La facciata era a capanna con un piccolo campanile in pietra sulla sinistra.

Nel corso del   XIII secolo, a seguito dell’accrescersi dei conflitti tra le istituzioni feudali prima e tra quelle comunali poi, desiderose di poter conquistare nuovi terreni,  i monaci di San Tommaso, considerando insicura la posizione dell’abbazia, decisero di far costruire su una collina a soli tre chilometri di distanza un castello, che prese il nome di Montelabbate e diventò la loro nuova residenza.

Nel 1233 l'abate Giovanni firmò un trattato col quale poneva "sotto la protezione del Comune di Rimino, quei castelli, che nel contado di Urbino possedeva il suo monastero", per meglio difendere le proprietà dell'abbazia rimasta ormai priva di monaci. 

Nel 1338, poi, l'abate Monaldo III elesse  difensore di tutti i possedimenti dell'abbazia,  Pandolfo Malatesta, Podestà di Pesaro e figlio del signore di Rimini Malatesta III. 

Al giugno 1451 risale la procura dell'ultimo abate, mentre una visita pastorale di due secoli più tardi ci informa che la chiesa era stata ridotta ad un'unica navata.  

Solo dopo il 1708, però, vengono realizzati dei lavori di ampliamento e di recupero di rilievo; una perizia datata 1752, ad esempio,  documenta dei lavori di restauro eseguiti nel muro absidale dietro l'altare, rifatto in parte con materiali nuovi (nella perizia si fa riferimento anche alla realizzazione di una scala esterna, che serviva per collegare la navata destra della chiesa - usata come "casa dei lavoratori" - alla casa colonica).

Annibale degli Abbati Olivieri nel 1778 fornisce una testimonianza preziosa dello stato della chiesa, dell'esistenza di resti del monastero e della demolizione dell'abside: "sussiste parte ancora della vasta chiesa, essendone stata solamente in questo secolo demolita l'Abside, o sia il Capellone, e mutate le due navi laterali; sussiste qualche maceria dell'antico Monastero, e sussiste una gran fossa colla sua cataratta".

In linea di massima, dunque, è dopo il passaggio al Capitolo della Cattedrale che l'abbazia subì le  maggiori manomissioni: dall'inizio del XVIII fino alla metà del XIX secolo la navata centrale venne usata per officiare le messe domenicali, mentre le navate laterali, ad uso del Capitolo,  furono suddivise in modo tale da ricavarvi le camere dei canonici, l’alloggio del lavorante e del cappellano,  il granaio, il magazzino per la legna,  la cantina e finanche i  ricoveri degli animali.

Dopo il 1860 l'abbazia e i beni pertinenti furono espropriati e venduti per regio decreto; di conseguenza le due navate laterali e circa 100 ettari di terreno furono acquistati da privati, che adibirono la navata sinistra a propria residenza e quella di destra ad abitazione del mezzadro.

Nell'agosto 1964 la famiglia Fabbri donò al Capitolo della Cattedrale la navata destra e nel 1970 quella sinistra. Negli anni successivi, a partire dal 1973, la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici in accordo con la Diocesi di Pesaro vi ha eseguito una serie di restauri (talvolta  discutibili), che hanno profondamente alterato l'assetto originario del monumento. Pur senza  dimenticare, infatti,  che la struttura architettonica dell'abbazia  era già da decenni  gravemente compromessa,  deve essere rilevato come le manomissioni attuate  dalla Soprintendenza non sono state supportate da un'adeguata ricerca sulla storia e le trasformazioni dell'edificio.

In tal senso, l'abbazia è stata privata - senza validi motivi - di alcuni elementi architettonici che per secoli hanno fatto parte della sua vita, come il campanile, la scala e il rosone, che si trovavano sul retro.

La struttura originaria a capanna, inoltre,  è stata portata a doppia falda,  mentre l'apertura di due monofore lungo le navate è priva di regole (il progetto prevedeva nella navata destra la realizzazione di tre monofore che avrebbero completato insieme a quella già presente la struttura muraria, composta da quattro fasce).

Attualmente la facciata è tripartita; al centro si apre il portale costituito da due monoliti di calcare massiccio come l'architrave, coronato da una lunetta formata da una cornice di conci calcarei. Superiormente si apre una bifora in pietra con colonnina centrale e piccolo capitello scolpito a foglie lanceolate.

L'interno è a tre navate: a destra si trova un colonnato costituito da conci in arenaria con capitelli di varia fattura; a sinistra troviamo invece una serie di pilastri in mattoni e in calcarenite che sorreggono arcate di luce ridotta rispetto a quella del colonnato. La copertura a capriate è stata completamente rifatta durante il restauro.

Indirizzo

Abbadia di San Tommaso in Foglia via Abbadia, località Apsella
61025 Montelabbate
Tel. 0721.490706 (Parroco)

orario di aperture

Aperta mese di Luglio e Agosto (ore 11 messa)
Aperta mese di ottobre per la festa dell' abbadia
Gli altri mesi chiusa

ESTATE 2016
dall' 1 al 10/7 solo sabato dalle 16 alle 18
dall'11/7 al 12/8 è aperto lun e ven 17-19 e sab 16-18
dal 13/8 al 30/8 solo sabato dalle 16 alle 18

Altre informazioni

Accesso a disabili
Animali non ammessi
Ingresso gratuito ( a offerta per la guida)

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