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Provincia di Pesaro e Urbino
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Chiesa di Sant'Agostino

La chiesa monumentale di Sant'Agostino in Pesaro ha origini antichissime risalenti al sec.XIII, più precisamente l'anno 1258.

Costruita inizialmente in stile romanico, subì nell'arco dei secoli notevoli modifiche che la portarono ad assumere configurazioni architettoniche diverse: nel '300 fu trasformata in stile gotico con il patrocinio della famiglia Malatesta che la abbellì con il raffinato portale in pietra scolpita; in seguito (1400-1500) venne corredata dal pregiatissimo coro intarsiato; alla fine del '700 venne completamente ristrutturata in stile neoclassico; al portale venne addossata l'attuale architettura, caratterizzata dalle ampie volute e dal fascione orizzontale.
Gli architetti che operano per tale modifica così come è arrivata ai nostri giorni, furono il Pistocchi di Faenza e il Polinari pesarese.

Adiacente la chiesa, sull'area oggi occupata dal piazzale e da un edificio pubblico, si estendeva l'ampio convento seicentesco caratterizzato dai due chiostri colonnati, demolito nel 1910.

La chiesa di Sant'Agostino, per la sua ricca storia e per lo splendore delle opere d'arte, è una delle chiese più celebri e care al popolo pesarese. Suggestivo il suo interno, in cui gli stucchi si armonizzano con le linee architettoniche e gli altari in scagliola policroma lavorata ad encausto si inseriscono elegantemente entro le arcate.

L'opera d'arte di maggior pregio è il Coro intarsiato del XV-XVI secolo. Questo capolavoro è particolarmente importante sia per le rarissime se non uniche immagini della pesaro sforzesca, la Pesaro quattrocentesca che rappresenta il periodo più florido della sua storia. In esse sono raffiguratii palazzi, chiese e scorci di una città ormai scomparsa, il tutto intervallato da nature morte. Particolare rilevanza offrono le quattro tarsie d'angolo, immagini della città dentro le cinte murarie di allora. Il coro venne realizzato in occasione del matrimonio di Costanzo Sforza con Camilla D'Aragona (1475).

Inizialmente si trovava in altro luogo e verso la metà del '500 venne donato agli Agostiniani, collocato prima lungo le navate e poi adattato nel luogo attuale.
Confrontando la stilistica degli intarsi risulta chiaro che questo è stato realizzato in tempi diversi: la parte inferiore e le tarsie sono della fine del '400, i postergalli e la cornice superiore del '500.

Che il coro fosse appartenuto agli Sforza, è confermato dalla presenza degli emblemi della casata: l'anello con diamante a cinque facce, le ali di nottola, il cardo; ma quello che più colpisce e ne attesta l'appartenenza sono le due sculturine ad arpia con volto umano poste sui braccioli degli stalli centrali e nei cui visi sono state intraviste somiglianze con gli sposi Costanzo Sforza e Camilla D'Aragona.

Il rapporto di fede e stima che intercorreva tra gli Sforza e gli Agostiniani viene riconfermato nelle due uniche tarsie figurate, in una delle quali San Nicola da Tolentino celebra l'Eucarestia e nell'altra lo stesso San Nicola riceve la Regola da Sant'Agostino.
Per la parte cinquecentesca non è possibile riconoscerne l'autore; la parte quattrocentesca è attribuibile ai fratelli Barili e più precisamente ad Antonio Barili da Siena; le due arpie mostrano l'abile mano di Fra Giovanni da Verona.

Altra opera di particolare rilievo è il bellissimo portale romanico gotico, costruito tra 1398 e il 1413. La struttura di forma ogivale a grosso sguancio è riccamente ornata di fregi e bassorilievi, che ne accentuano le linee architettonico, e di statue poste in eleganti edicole.

Sopra la porta è posto un architrave in cui sono scolpite sette figure: due Angeli, due Profeti, due Santi con al centro S. Agostino.
Nelle edicole ci sono quattro statue: S. Monica, S. Francesco, una Santa martire, S. Pietro.

Nelle formelle: S. Guglielmo, S. Nicola, un frate rappresentante la Carità, un altro frate in contemplazione, S. Agostino, S. Lorenzo. Alla base delle edicole due leoni molto aggettanti.

Il portale fu realizzato per volere della cittadinanza, durante la dominazione dei Malatesta i quali furono i principali artefici e finanziatori dell'opera.
Ai lati della trabeazione ci sono gli emblemi della città: lo scudo quadripartito e quello dei Malatesta, lo scudo con banda scaccata.

All'interno della chiesa si possono ammirare diverse opere d'arte di rilevante valore artistico. Il quadro dell'altare maggiore rappresenta la SS. Trinità con la Vergine e i santi Agostino e Lorenzo, opera di Pietro Tedeschi (1750-1805), pesarese, allievo del Lazzarini. Sulla parete in cornu evangelii, il S. Tommaso da Villanova dell'agostiniano Cesare Pronti (1626-1708), che ritrae il Santo nell'atto distributivo della carità ai poveri. Il quadro è di ispirazione reniana sia per la composizione che per le figure dei piccoli angeli.

Da notare la bellissima architettura che, rompendo l'unifirmità dello sfondo, lascia intravedere un magnifico cielo nuvoloso. Il Santo Nicola da Tolentino, di scuola manieristica romana, è opera di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio (1552-1626). Nella scena la maestosa figura del Santo che implora da Dio Padre, in gloria tra gli angeli, la liberazione delle anime purganti.

L'opera più pregiata è Santa Rita da Cascia, di Simone Cantarini detto il Pesarese (1612-1648). Trattasi di una composizione che, nella disposizione diagonale, ricorda la scuola di Claudio Ridolfi, il Veronese. La Santa è inginocchiata sulla predella dell'altare con lo sguardo raccolto in preghiera e contemplazione verso il Cristo cricifisso. Da notare la tipica coloritura cenerina del Cantarini, da cui emergono le luminosità prodotte dal viso della Santa e dal drappeggio della tovaglia d'altare.

Sulla parete opposta, sul primo altare, la Sacra Famiglia, opera di Giovanni Giacomo Pandolfi, pesarese, che la eseguì intorno al 1630. Il Pandolfi fu allievo dei fratelli Zuccari e maestro di Simone Cantarini, pur essendo discepolo di Federico Zuccari. La sua arte risente molto della corrente correggesca del Barocci e del manierismo emiliano molto presente nel quadro di Pesaro, caratterizzato dalle particolari sfumature dei colori e dalle membra dei corpi levigate e ben tornite.

Il quadro della Madonna della consolazione o della cintura, opera di Felice Antonio da Lettere, è stato realizzato a Napoli nel 1603. La "Vergine della cintura" è un titolo particolarmente legato all'Ordine Agostiniano, essendo proprio la cintola che caratterizza l'abito talare degli agostiniani, un segno che, secondo la leggenda, venne indicato dalla Madonna a Santa Monica. Infatti nel dipinto compaiono Sant'Agostino e Santa Monica, che ricevono la cintola, e altri personaggi agostiniani o legati agli agostiniani, quali Santa Chiara da Montefalco, Santa Caterina martire, San Tommaso da Villanova, San Nicola da Tolentino ed un personaggio posto in secondo piano, particolarmente interessante: s'ipotizza che sia il Beato Pietro Giacomo da Pesaro.

Nel terzo altare a destra la bellissima tela raffigurante l'Annunciazione, attribuita a Jacopo Palma il Giovane (1544-1628), pittore veneziano, discepolo del Tiziano, imitatore del Tintoretto. Il quadro venne eseguito prima del 1619 su commissione di Camillo Giordani, agente del Duca Francesco Maria della Rovere, per corredare l'altare della cappella patrocinata dalla famiglia dei Giordani. La Vergine inginocchiata riceve l'annuncio dall'angelo. Nella scena aleggia una certa adesione dell'artista all'arte del maestro urbinate Federico Barocci e a quel suo modo sommesso e discreto di intendere i fatti religiosi. Interessante la figura inginocchiata in primo piano, nella quale è possibile vedere raffigurato, in veste di terziario, Francesco Maria II della Rovere.

Le cappelline poste ai lati dell'altare maggiore sono dedicate al SS Crocefisso ed alla B.V. di Lourdes. Nella cappellina del Crocefisso, posta anticamente sotto il patronato della nobile famiglia dei Bonamini, è collocato un pregevole plastico in gesso, opera dello scultore urbinate Federico Brandani (c. 1522-1575) raffigurante appunto il Cristo Crocifisso con ai piedi della croce la Maddalena. L'opera è stata commissionata da Pier Simone Bonamini, nipote di Simone il Vecchio, maggiordomo e savio del Duca Francesco Maria II della Rovere, agli inizi del '500. Riscoperta verso la metà del 1880, l'opera venne restaurata per volere del Comm. Antonio Lanzerotti, conservatore del palazzo ex Ducale di Urbino, nel 1885. La cappellina sulla destra, di moderna concezione artistica, è stata realizzata agli inizi degli anni '50, su invito della cittadinanza pesarese ed in particolare dall' U.N.I.T.A.L.S.I., dagli artisti pesaresi Carlo Maria Vadi (1920-1961) ed Alessandro Gallucci (1897-1980); in essa si trovano ben collocati l'altare e la statua della Beata Vergine, ambientata nella mistica grotta rupestre richiamante il luogo mariano francese. Altri dipinti ellittici di minore importanza artistica, raffiguranti santi e beati agostiniani, sono posti a coronamento della navata. Essi sono: il B. Guglielmo e il B. Antonio di Amandola, opere di Pietro Tedeschi (1750-1805); seguono: la B. Caterina da Pallanza, S. Giovanni da San Facondo, il B. Andrea da Montereale e la B. Giuliana da Busto Arsizio, tutte opere di Carlo Magini (1720-1806); pregevole inoltre la Sacra Familgia posizionata nello stallo centrale del coro, anche questa attribuibile al Pandolfi.
L'organo posto sulla cantoria è opera dell'organaro veneziano Gaetano Callido (1727-1813). Lo strumento venne commissionato dai P. P. Agostiniani qualche anno prima del 1776 e fu inaugurato l' 8 settembre 1776 in occasione della riapertura della chiesa, avvenuta dopo la ristrutturazione eseguita dal Pistocchi e dal Polinari.

L'organo, restaurato di recente, presenta un bellissimo suono e, inieme con quello che trovasi nella vicina chiesa di San Cassiano, è l'unico rimasto a documentare l'attività del Callido in Pesaro.

L'unica struttura rimasta a testimonianza del XV secolo è la quattrocentesca torre campanaria, più volte rimaneggiata ed abbassata durante i secoli. La tozza mole offre, a chi l'osserva, una bella cornice a fogliami in cotto, posta a coronamento della base della cella campanaria.

Altri resti di colonnine quattrocentesche si possono notare a levante sulla parete esterna della chiesa.

Indirizzo

Chiesa di Sant'Agostino C.so XI Settembre 61121 Pesaro Tel. 0721/31446
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