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Provincia di Pesaro e Urbino
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Chiesa e convento dei Girolimini

Il complesso claustrale, oggi di proprietà privata, per secoli ha ospitato una comunità religiosa dell'odine dei Girolamini, eremiti della congregazione del beato Pietro da Pisa.

Il convento girolamino del San Bartolo, eremo e cenobio, convento e santuario, ospitava una comunità religiosa mendicante ma con solide entrate.

Una chiesa, nel luogo dell'attuale convento, sorgeva almeno dal XII secolo, forse prima: un tempo parrocchia, poi centro e riferimento di numerosi stanziamenti eremitici. Attorno al 1365 vi presero dimora due eremiti di origine spagnola, Giovanni fu Berengario da Valenza e Pietro di Gualcerano Barbarani da Villafranca di Barcellona. Costruirono i loro abituri, si presero cura della chiesa e della casa annessa; nel 1386 ne ottennero l'enfiteusi per cento anni.

Fanno seguaci e muoiono in concetto di santità: Giovanni nel 1402, Pietro nel 1418, qui sepolto in un grande sarcofago di pietra su cui è incisa la data 1418.

Il popolo li proclama beati e grande resta la devozione popolare per il beato Pietro, il "beato dei bambini".

L'agiografia e l'iconografia vuole che i due spagnoli fossero seguaci e "compagni" del beato Pietro Gambacorta, ma la cosa, tutt'altro che certa, non risulta da alcun documento.

Il beato Pietro da Pisa, nacque a Pisa dalla nobile famiglia Gambacorta nel 1355, poco più che ventenne lasciò patria e parenti per consacrarsi al Signore, stabilendosi sul monte Cesana presso Urbino, dove nel 1380, con tredici discepoli, edificò il primo "cenobio", fondando la Congregazione degli eremiti di San Girolamo e Girolamini.

La santa sede, specialmente nel 1420 con Martino V e poi con Eugenio IV, approvò e arricchì di privilegi la nuova congregazione.

Ben presto i discepoli e i cenobi si moltiplicarono: già nel 1780 i conventi girolamini superavano il numero di novanta, sparsi in Italia e alcuni anche all'estero, ma l'area privilegiata restò quella di Urbino, di Pesaro e di Fano.

Di fatto il convento del San Bartolo risulta concesso all'ordine dei girolamini solo nel 1442, e negli anni seguenti si ebbero probabilmente lavori di ristrutturazione, che portarono convento e chiesa (consacrata nel 1457) alle dimensioni e forme attuali.

Donazioni, legati, lasciti, acquisti hanno già nel corso del '400 costituito una dotazione patrimoniale sufficiente a una "famiglia" religiosa di dimensioni medio-piccole. I signori di Pesaro (dai Malatesta agli Sforza ai Della Rovere) non lesinarono privilegi e immunità: la storia della congregazione dei girolamini, delle sue chiese e dei suoi conventi è certamente legata alla benevolenza dei duchi di Urbino.

La fine del ducato segnò anche la fine delle modeste fortune di questo convento, soppresso prima nel 1811 e poi definitivamente nel 1861.

I beni dei corpi soppressi passano alla Cassa ecclesiastica, da cui nell'agosto 1862 il comune di Pesaro acquista per 90.000 lire sette fabbricati conventuali delle soppresse corporazioni, fra cui il convento dei girolimini, sul San Bartolo, che poco più tardi sarà alienato a privari.

La congregazione dei girolimini, a seguito delle leggi eversive italiane andò in crisi. Pio XI con lettera del 12 gennaio 1933 soppresse l'ordine, perchè ormai ridotto a pochi membri, non era più in grado di assolvere al compito stabilito dal fondatore.

Il culto dello spagnolo Gualcerano e del suo confratello Giovanni da Valenza, eremiti vissuti tra '300 e '400, rappresenta il più forte motivo di attrazione verso questa piccola chiesa piena di ex voto: il 2 maggio la chiesina viene ancora aperta per la benedizione e per baciare le reliquie del beato Pietro Gualcerano, che secondo un'antica tradizione popolare, più radicata negli abitanti del colle San Bartolo, di Soria e del porto, ma nota anche in città, è protettore dei bambini.

E' ancora ben leggibile l'iscrizione sull'architrave del raffinato portale d'ingresso: 23 aprile 1457, l'anno di consacrazione della chiesa di San Bartolomeo, ricostruita dai padri girolamini della Congregazione del beato Pietro Gambacorta.

Vicinissimo alla villa Imperiale degli Sforza, l'insediamento degli "eremiti" girolamini ebbe molta considerazione da parte dei signori di Pesaro, che concessero loro l'esenzione dalle tasse e l'enfiteusi perpetua. Forse si deve a questi buoni rapporti con la corte se il primo pittore chiamato a lavorare per la chiesa fu Giovanni Santi (Colbordolo 1440 ca.- Urbino 1464), allora attivo soprattutto come allestitore di spettacoli e scenografo per il duca Federico a Urbino: il suo dipinto San Girolamo in trono è rimasto nella chiesa del San Bartolo fino al 1822, nel 1839 si trovava tra i quadri del palazzo laterano a Roma, da dove è passato alla Pinacoteca vaticana; era comunque già stato sostituito, come pala d'altare, dal seicentesco Martirio di san Barolomeo.

Sull'altare sinistro è appesa la seicentesca Madonna con san Girolamo e santa Caterina d'Alessandria, un valido dipinto, dall'iconografia complessa, per il quale non si può, allo stato attuale, tentare un'attribuzione; ma non dovrebbe essere artista molto lontano, per epoca e per cultura, da Giulio Cesare Begni (Pesaro 1579.1659), il quale è autore dell'altra rovinata tela, datata 1623, posta all'altare destro e raffigurante la Madonna del rosario con san Domenico e il beato Pietro Gambacorta da Pisa, trecentesco fondatore della congregazione dei padri Girolamini, che qualche anno prima avevano introdotto in chiesa l'immagine del santo al quale, anteriormente al loro arrivo, erano dedicati l'edificio e il colle: l'apostolo Bartolomeo; per raffigurare la grandiosa scena del suo martirio, da adattare alla superficie curvilinea dell'abside, era stato chiamato uno dei migliori allievi del barocci, Antonio Viviani, detto il Sordo (Urbino 1560 - 1620). Tutto il complesso è particolarmente caro alla tradizione e alla memoria collettiva: il legame tra la chiesa del san Bartolo e la città è testimoniato anche dalle pitture murali più recenti, eseguite a tempera nel '700 da un ignoto pittore; hanno riguardato l'abside, con un elegante apparato decorativo preceduto dalla volta stellata, e la parete d'ingresso, con le raffigurazioni, ai lati della porta, della beata Felice Meda e della beata Serafina, protettrice secondaria di Pesaro, di cui è raffigurata, accanto alla beata, una sintetica veduta, quasi un legame simbolico tra questo solitario luogo di devozione e la collettività.

Indirizzo

Chiesa e Convento dei Girolimini località San Bartolo 61122 Pesaro
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