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Provincia di Pesaro e Urbino

Abbazia di Santa Maria del Mutino

A circa 70 chilometri da Pesaro, in località Monastero (comune di Piandimeleto),  a sinistra del torrente Mutino - affluente del Foglia -  sorgeva l'Abbazia di Santa Maria.

Nel 1125 si ha la sua prima notizia, in una declaratoria di papa Onorio II a Pietro, vescovo Feretrano, dove viene nominato il "Monasterium Sancte Marie in Scupitino".

E' possibile che l'abbazia benedettina sia stata edificata nel sito del tempio pagano del dio Mutino, come sembra testimoniare oltre alle fonti anche una colonna in pietra di origine romana  che si trova vicino al chiostro.

L'abbazia viene citata in seguito in più di 500 atti notarili, ed è quindi possibile che fosse molto importante e florida (queste pergamene erano conservate all'interno dell'archivio della chiesa di Santa Maria e comprendevano documenti dal 1182 al 1442, riguardanti anche la scomparsa abbazia di San Michele Arcangelo di Sasso Simone).

Alla fine del 1370 però l’abbazia viene data in commenda a Bessarione dei Conti Oliva e nel 1401 a Ugolino, sempre dei Conti Oliva. Nello stesso anno è documentato che nell'abbazia non ci sono più monaci. 

Per un breve periodo, dal 1402 al 1472, la commenda scompare, grazie anche al fatto che nel 1463 papa Pio Il unisce l'Abbazia di San Michele Arcangelo di Sasso Simone all'Abbazia di Santa Maria del Mutino.

La commenda ritorna tuttavia a partire dal I476, con la nomina ad abbate commendatario  di "Severius de Cardonibus de Macerata".  Seguirà  poi una lunga serie di commendatari,  l'ultimo dei quali,   nel I782, sarà l'abate Giacomo Veroni di Sant’Agata Feltria.

Del complesso abbaziale oggi ci resta la chiesa, gran parte del monastero e un lato del chiostro.

La facciata della chiesa è tutta in pietra, con copertura a capanna terminante con un timpano avente una cornice in mattoni.

Al centro si apre il portale centrale, con arco a sesto acuto con superiormente una finestra rettangolare. Alla sua destra sporge un muro in pietra caratterizzato dalla presenza di un capitello che partendo dall'interno arriva fino all'esterno sporgendo per pochi centimetri.

A sinistra di quest'ultimo si trova - in basso - un arco, mentre a destra troviamo una nicchia con arco a tutto sesto.  Di fronte all'attuale chiesa si trova una croce di ferro, che ha come piedistallo un capitello paleocristiano.

Il recente restauro che ha interessato la sola chiesa ha riportato alla luce le arcate della navata principale, ancora visibili nei muri perimetrali. Se ne deduce che in origine la chiesa fosse a tre navate, mentre ora è ad aula unica.

Nel muro di destra - al centro di un arco murato - è stata ricavata una porticina che conduce ad un vano rettangolare parallelo alla chiesa, dal quale, tramite un'altra porta in asse con la prima e scendendo alcuni gradini si arriva al chiostro.

All'interno di questo vano è possibile vedere l'arco murato che è costituito da una cornice in conci di pietra del tutto simile a quello presente all'interno della chiesa.

Dietro all'altare principale si trova un'iconostasi in legno con due porte poste all'estremità che portano alla sagrestia.

A destra di quest'ultima una porticina conduce al campanile in pietra,  che ha la stessa larghezza del vano rettangolare parallelo alla chiesa.

Dal campanile il vano prosegue fino a raggiungere il muro che sporge all'esterno, ed una volta oltrepassatolo ne ricava una stanza rettangolare che fa angolo con un edificio del monastero.

Il lato del chiostro presenta cinque arcate in pietra aventi una cornice in mattoni poggiante su sei colonne in arenaria d'ordine tuscanico, terminanti in un edificio parallelo alla chiesa. Questa parte del monastero con la chiesa presenta quindi una forma a ferro di cavallo.


Partendo dalla chiesa, in corrispondenza con la quarta arcata del chiostro, si scende per alcuni scalini in pietra raggiungendo un portale con arco a tutto sesto che dà sull'esterno.

Prima di quest'ultimo, sulla destra, si apre una porta con arco ribassato, che conduce  dapprima ad una discesa realizzata in pietra, quindi  a due stanze consecutive, sempre in pietra, adibite a cantina. 

La discesa prosegue parallela alla prima raggiungendo altre due stanze appartenenti all'edificio posto parallelamente al lato del chiostro. Queste sono direttamente collegate con la stanza dell'edificio parallelo alla chiesa. Sotto quest'ultimo, quindi,  si trova una sala tutta in pietra che occupa la stessa larghezza e lunghezza dell'edificio superiore, e che differisce dalle altre sia  nelle dimensioni, sia perché vi sono quasi al centro tre colonne grandi in conci di pietra.

Inoltre nel muro posto a Sud-Est vi sono tre bellissime monofore, probabilmente le stesse costruite dai monaci nel Mille.  Si può ritenere che questa parte del monastero sia l'unica rimasta originaria (era forse  la "Mensa inferiore").

Il complesso dell'Abbazia di Santa Maria del Mutino ebbe diversi restauri da parte dei Conti di Carpegna,  che ne furono commendatari dal 1625 al 1665.

Il Conte Ulderico Carpegna, ad esempio, che poi divenne cardinale,  si premurò di restaurare l'abbazia  in quanto - oltre che sua abitazione –   fu anche la sua prima chiesa. 

E’ il Guerrieri ad accennare a  tale restauro, che comprese parte del monastero, "la loggia grande" e alcuni ornamenti sacri della chiesa.  

Anche il Conte Guido Carpegna eseguì dei restauri;  per la famiglia Carpegna, dunque, questa abbazia dovette essere molto importante, considerando anche che sia sopra l'arco del portale della chiesa, sia all'interno - nel basamento dell'acqua santa -  sia  nel muro dell'edificio parallelo al chiostro, si trova lo stemma del casato.

L'ultimo restauro di cui si ha testimonianza è quello del 1669. Sappiamo infatti che il 2I giugno 1665 papa Alessandro VII concede l'abbazia all'abate Guido Passionei, che  vi realizza un restauro quattro anni dopo (nella chiave di volta dell'arco a tutto sesto del portale d'accesso al monastero vi è inciso: 1669 G. P. 4).







Indirizzo

Abbazia di Santa Maria del Mutino 61026 Piandimeleto
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