Contenuto pagina
Turismo.pesarourbino.it
Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Museo archeologico Oliveriano

Sede e descrizione delle raccolte

Grazie ad un fortunato concorso di circostanze, ma soprattutto al grande amore dimostrato verso la città da coloro che hanno avuto e hanno a cuore la sua tradizione culturale e il suo patrimonio storico- artistico, possiamo affermare che Pesaro possiede oggi un tesoro archeologico di modeste proporzioni, ma di rilevante importanza, di cui fanno parte le seguenti raccolte:

1) un lapidario già appartenente alla collezione Olivieri-Passeri e municipale;

2) una collezione di bronzetti greci, italici e romani;

3) una collezione di vasi campani;

4) una collezione di lucerne romane e paleocristiane;

5) una consistente collezione di monete etrusche, italiche romane e bizantine;

6) i donari e i cippi del Luco sacro pesarese (lucus Pisaurensis);

7) monete e medaglie dei Signori di Pesaro;

8) monete e medaglie papali;

9) alcune antiche pietre incise;

10) dieci bellissimi vetri cimiteriali paleocristiani;

11) una ricca serie di avori cristiani.

L'annessione di maggior rilievo si ebbe, però, quando il museo dovette accogliere i reperti provenienti da una vasta necropoli dell'età del Ferro, scavata per iniziativa dell'archeologo Edoardo Brizio e sotto la direzione dell'ingegnere Raniero Mengarelli negli anni 1892-93 nei pressi di Novilara, a sette chilometri a sud della città.

Tali reperti, che facevano parte del corredo funebre di numerosissime tombe maschili e femminili, erano di natura e struttura diversissima e denunciavano uno stadio di civiltà assai evoluto: essi infatti risultavano costituiti dai più strani spilloni ai più diversi utensili da lavoro, dai nettaunghie e dai pendagli più variamente strutturati ai rasoi e alle spade dalle forme più curiose e singolari.

Fu per l'appunto in tale occasione che entrarono a far parte del patrimonio archeologico oliveriano anche quattro esemplari di tombe con lo scheletro nell'originaria e caratteristica posizione rannicchiata, propria di alcune popolazioni protoitaliche, posizione identica a quella che assume il feto nell'utero materno e destinata forse a simboleggiare l'attesa di una nuova nascita o il sonno "germano" della morte; nonché tre stele in arenaria, trovate rispettivamente a San Nicola di Valmanente nel 1860 la prima, in località Tomba presso Novilara nel 1866 la seconda, e nella necropoli nel 1892 la terza, tutte risalenti al periodo compreso fra l'VIII e il VI secolo a.C. e particolarmente famose, special modo la prima per alcune figure tracciate sulla faccia anteriore dall'anonimo artista.

Naturalmente quanto è stato amorosamente raccolto nel Museo Oliveriano dalle passate generazioni costituisce una preziosa e insostituibile documentazione sulla storia della città e del suo territorio: basti pensare all'eccezionale importanza che assumono in tal senso - oltre al prezioso patrimonio novilarese - i cippi e pietre votive con dediche in latino arcaico a diverse divinità, scoperti tra il 1733 e il 1737 in località Le Selve nei pressi Santa Veneranda, a circa 3 chilometri da Pesaro, ove sorgeva il Luco sacro, forse risalente a molto tempo prima della fondazione della colonia romana di Pisaurum (184 a.C.); oppure all'iscrizione bilingue etrusco-latina di età augustea, redatta molto probabilmente in due momenti diversi e rinvenuta nel 1523 verso la fine dell'attuale via Branca, all'altezza di via Maternità, non lontano da dove sorgeva un tempo l'antica Porta Curina (o Collina).

Di non minore importanza risultano essere una serie di sculture romane, tra le quali:

- un ritratto di Gaio Cesare, figlio di Agrippa e di Giulia, e una testa marmorea di Livia, moglie di Augusto, ambedue della fine del I secolo a.C. e di squisita fattura;

- un rarissimo larario puerile in stagno del II secolo d.C., scoperto nel 1870 fuori Porta Rimini e frutto quasi certamente di un'attività artigianale di serie, mirante a riprodurre oggetti diffusi nel comune arredamento domestico;

- una rosa dei venti o anemoscopio in marmo lunense con planisfero celeste (II secolo d.C.), "monumento nel suo genere unico, nonché singolare", rinvenuto a Roma nel 1759 fuori Porta Capena lungo la via Appia e rimasto ignorato e nascosto per lungo tempo fra pietre di nessuna importanza in un magazzino del palazzo Almerici;

- alcuni bassorilievi in pasta di vetro, il più grande dei quali rappresenta il dio Mitra uccisore del toro (tauroctono), comunemente conosciuto sotto il nome di tabula Mithriaca (IV secolo d.C.);

- le serie arcaiche dell'aes grave o librale, dell'aes trientale di Roma antica (IV-III secolo a.C.) e delle coniazioni repubblicane (II-I secolo a.C.), significativo saggio dell'imponente raccolta numismatica e di medaglie posseduta dal Museo

- alcuni fondi di coppe vitree, adorni di figure graffite in oro e provenienti da catacombe romane (III-IV secolo d.C.), che si trovavano inseriti nella calce dei loculi o per ornamento o come segno distintivo della tomba stessa: tra essi, famosissimo, quello riproducente un grande grappolo d'uva, simbolo della terra promessa e quindi del Cristo, il cui sangue - come il succo del grappolo - è destinato a essere versato a vantaggio dell'umanità.

A tutto questo materiale si sono venuti aggiungendo nel corso degli ultimi anni numerosi altri reperti, tra i quali trentaquattro vasetti unguentari di vetro finissimo e per lo più integri; alcune stele funerarie con iscrizioni di un certo interesse e in eleganti lettere capitali; un cippo anch'esso funerario a forma di ara, arricchito di sculture e iscrizioni e dedicato a una giovinetta di nome Vaberia Superanda, la cui aggraziata figura è ritratta in forte rilievo insieme a un cagnolino sul fianco destro del cippo; frammenti e basi di colonne in marmo, quasi tutti rinvenuti durante lavori di scavo realizzati nel 1958 in piazzale Matteotti; infine una testa in marmo di Augusto giovinetto, grande due volte e mezzo il naturale e mancante di parte del naso e del mento, trovata in via Nobili angolo via Diaz in mezzo a un mucchio di pietrame destinato allo scarico.

Naturalmente il cammino da percorrere per rendere sempre più ampia e completa la conoscenza del patrimonio archeologico pesarese sopra indicato è ancora almeno in parte da farsi. Riteniamo infatti che il nostro compito non sia soltanto quello di ottenere una maggiore affluenza di pubblico, responsabile e consapevole dei locali di via Mazza, bensì quello di contribuire ad un sempre più ampio e concreto arricchimento dell'uomo, ad una sua più completa maturità intellettuale e spirituale, atta a fargli realizzare un giusto equilibrio tra le esigenze materiali e le soddisfazioni intellettuali e morali. Non v'è chi non veda come oggi al costante progresso della scienza e della tecnica non sempre corrisponde un uguale sviluppo morale e spirituale: ecco perché dobbiamo fare di tutto per ristabilire certi equilibri infranti, per eliminare certe paurose disarmonie, che sono alla base di tanta parte dei mali che affliggono la nostra società. Ecco perché vivificare un museo, aiutarlo a svilupparsi e a realizzarsi sempre e sempre meglio, non è un lusso ma una necessità della vita.

(Antonio Brancati, scheda Archeoprovincia)

Bibliografia

  • AA.VV. Sulle tracce del passato. Percorsi archeologici nella Provincia di Pesaro e Urbino, a cura di P.L. Dall'Aglio e P. Campagnoli, Arti Grafiche Stibu, Urbania (PU), 2002
    A. Bianchini, L. Gorgolini, D.Pela, D.Sacco, Panorami di Cultura nella Provincia di Pesaro e Urbino, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2004
  • AA.VV. I Musei delle Marche. Guide Skira, a cura di M.Paraventi, Skira Editore, Milano, 2008

Indirizzo

Museo Archeologico Oliverianowww.oliveriana.pu.it Palazzo Almerici, Via Mazza 97 61121 Pesaro Tel. 0721/33344 Fax 0721/370365

Orario di apertura

Il museo è momentaneamente chiuso per lavori di ristrutturazione

Ingresso

Gratuito

Bibliografia

  • AA.VV. Sulle tracce del passato. Percorsi archeologici nella Provincia di Pesaro e Urbino, a cura di P.L. Dall'Aglio e P. Campagnoli, Arti Grafiche Stibu, Urbania (PU), 2002
    A. Bianchini, L. Gorgolini, D.Pela, D.Sacco, Panorami di Cultura nella Provincia di Pesaro e Urbino, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2004
  • AA.VV. I Musei delle Marche. Guide Skira, a cura di M.Paraventi, Skira Editore, Milano, 2008
Copyright © 2019 Provincia di Pesaro e Urbino - Gestito con Docweb [id] - Privacy Policy