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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Museo archeologico del Territorio

Sede e descrizione delle raccolte

Il museo di San Lorenzo in Campo, allestito nel cinquecentesco Palazzo Della Rovere, nasce come un museo del territorio che documenta la frequentazione della valle del Cesano dalla Preistoria al Tardoantico.

Gli oggetti esposti non provengono da scavi stratigrafici, ma sono in gran parte il frutto di una appassionata ricerca operata intorno alla metà degli anni Cinquanta da Gello Giorgi, un erudito locale che, oltre ai materiali provenienti dalla zona, ha collezionato reperti di varie regioni italiane e oggetti di interesse antropologico e geologico.

La prima sala è dedicata alla geomorfologia e alla geologia della regione Marche, documentata da cartine tematiche e da una serie di ammoniti fossili, molluschi cefalopodi ormai estinti, caratterizzati da una conchiglia avvolta a spirale. Queste conchiglie vivevano sia nelle acque litoranee, sia nel mare più profondo tra il Paleozoico e il Cretaceo.

La seconda sala illustra con pannelli e disegni la flora e la fauna della Preistoria ed espone resti fossili di animali da tempo estinti.

Nella terza sala inizia l'esposizione del materiale archeologico. Le prime vetrine accolgono selci risalenti alle varie fasi dal Paleolitico e all'Eneolitico che costituiscono un'interessante documentazione delle varie tecniche di scheggiatura. Sono esposte punte di freccia, raschiatoi, asce in pietra e altri manufatti litici. I materiali sono stati rinvenuti nel territorio di San Lorenzo in Campo, in particolare nelle località Molino del Perugino, Madonna del Piano e La Pergola. Provengono sempre dalla zona, ma da siti per lo più non individuabili con precisione, alcuni frammenti di ceramica di impasto, più che altro ciotole, risalenti al Neolitico, all'età del Bronzo e a quella del Ferro. Il popolamento piceno è per ora documentato da tombe rinvenute a San Vito sul Cesano, datate al 520-470 a.C.. I corredi sono costituiti da fibule in ferro a staffa lunga e ad arco ingrossato, da fibule in bronzo del tipo "Certosa", da frammenti di armille e di bracciali in ferro, da olle biansate di impasto depurato e di argilla grezza, da coppe carenate e da ollette ovoidi. Sempre nella terza sala è illustrata la romanizzazione dell'intero ager Gallicus.

Per l'età romana repubblicana, compresa fra il III e il I secolo a.C., i dati disponibili per la ricostruzione del tessuto abitativo e soprattutto della qualità e della cultura dei centri della valle del Cesano, non sono molti. Le uniche attestazioni sono frutto di rinvenimenti casuali non legati ad un contesto archeologico certo. Infatti non è noto il luogo di culto in cui furono recuperati gli ex voto e le statuette, che sembrano tuttavia appartenere ad un complesso votivo omogeneo di età ellenistica, che trova confronto con materiali analoghi diffusi nella regione tra il III e il II secolo a.C.. La collezione comprende ex voto anatomici che ben evidenziano la consuetudine di offrire alla divinità riproduzioni di parti del corpo umano per invocarne la guarigione o ringraziare per un beneficio ricevuto. Le numerose statuette votive esposte rappresentano figure femminili stanti e panneggiate, alcune intere, altre frammentarie. In base a confronti si possono datare fra il III e il I secolo a.C.. Sono attestate anche statuette virili di personaggi stanti con mantello e scudo, due figure femminili sedute in trono, una delle quali tiene in grembo un bambino, anch'esse datate fra il III e il I secolo a.C.. Di particolare interesse sono alcune teste isolate di III-II secolo a.C.: si distinguono due testine con cercine, tre testine femminili velate, due testine femminili con capelli raccolti ed infine una testa maschile e una femminile velata di dimensioni maggiori. Degni di nota sono poi una vera di pozzo in terracotta con decorazione a stampo, un'antefissa fittile a palmetta del I secolo a.C., un frammento marmoreo con maschera teatrale di I secolo a.C. - I secolo d.C. e un frammento di lastra fittile di rivestimento, raffigurante una Nike (Vittoria) acefala e alata in corsa su un carro verso sinistra, che risale all'età tardo ellenistica (II-I secolo a.C.). La fase repubblicana è documentata anche da alcune monete, vasellame fine da mensa (coppe a vernice nera del III-I secolo a.C. e piattelli su alto piede in ceramica grigia del III secolo a.C.), lucerne, balsamari fittili in parte verniciati in nero.

Nella quarta sala sono state conservate due delle vetrine allestite dal Giorgi, per documentare lo spirito che ha animato la collezione dell'erudito. In esse sono esposti reperti non pertinenti alla storia locale, ma interessanti come documento di quel gusto collezionistico che ha portato Gello Giorgi a raccogliere gli oggetti di epoche diverse dai luoghi più disparati. Accanto ad un certo numero di manufatti falsi, si segnala un consistente gruppo di vasi che provengono dalla Apulia (Puglia) e che sono stati prodotti da officine daunie in età preromana. Da area apula vengono anche l'oinochoe tipo "Gnatia" con sovradipinture bianche e il piccolo cratere a calice prodotto a Canosa, come dimostra la caratteristica colorazione rossa. Di origine completamente diversa sono le due anfore del "Gruppo degli archetti intrecciati", attribuiti ad un'officina ceramica etrusco-corinzia della fine del VII-metà del VI secolo a.C., e il calice e i frammenti in bucchero di produzione etrusca.

Sono esposti anche materiali lapidei recuperati nell'ager suasano: si tratta di tre iscrizioni funerarie e di un frammento di trabeazione in calcare, pertinente ad un edificio pubblico, in cui sono menzionati dei magistrati. Nelle altre vetrine sono esposti frammenti di ceramiche romane, che documentano un periodo compreso fra la tarda età repubblicana e la piena età imperiale: sono sempre presenti ceramiche fini da mensa e vasellame d'uso comune e da cucina. Sono esposti anche laterizi con marchio di fabbrica, pesi da telaio e anfore. Interessante, anche ai fini di una conoscenza più approfondita della numismatica romana, è il tesoretto composto da 103 monete (tutti antoniniani) che si datano fra il 263 e la fine del 270 d.C.. Infine, fra i materiali in bronzo, oltre a parti di mobili e di vasi, si segnalano strumenti medico- chirurgici e cosmetici.

La quarta sala accoglie anche alcuni pannelli che documentano la tardoantichità e l'altomedioevo, con riproduzioni fotografiche di frammenti di plutei del IX secolo, conservati nella cripta dell'abbazia di San Lorenzo. (Mariangela Vergari).

Bibliografia

  • AA.VV. Sulle tracce del passato. Percorsi archeologici nella Provincia di Pesaro e Urbino, a cura di P.L. Dall'Aglio e P. Campagnoli, Arti Grafiche Stibu, Urbania (PU), 2002
    A. Bianchini, L. Gorgolini, D.Pela, D.Sacco, Panorami di Cultura nella Provincia di Pesaro e Urbino, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2004
  • AA.VV. I Musei delle Marche. Guide Skira, a cura di M.Paraventi, Skira Editore, Milano, 2008

Indirizzo

Museo Archeologico del Territoriowww.comune.sanlorenzoincampo.pu.it Via Marco Tiberini, 2 61047 San Lorenzo in Campo Tel. Tel: 0721/774230 Mob. 3495101956 Stefania Giannotti

Orario di apertura

Fino all' 8 dicembre: 15.30 -19.30

Dall'8 dicembre al 25 aprile chiuso

Il museo apre su prenotazione

Ingresso

EUR 3,00

EUR 2,50 per bamibini fino a 10 anni e per adulti oltre 65 anni

EUR 2,00 per gruppi oltre le 15 persone

Altri contatti

Telefono

0721/776479 (Pro Loco)

Fax

0721/776479 (Pro Loco)

Altre informazioni

Accesso ai disabili;
Animali non ammessi;
Parcheggio in prossimità;
Non accettano carte di credito.

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