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Provincia di Pesaro e Urbino
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Strada Flaminia

Descrizione e Cenni storici

Lasciata Acqualagna, la Flaminia proseguiva in direzione della Gola anche nella Tabula Peutingeriana, dove la stazione di tappa del Furlo è semplicemente chiamata Ad Intercisa e la sua distanza da Forum Sempronii è indicata in 12 miglia.

Il toponimo Intercisa, che si conserva negli itinerari più tardi (Geografo Ravennate, Guido) nella forma Intercissa, sottintende il sostantivo saxa e il suo significato letterale di “rocce tagliate” deriva chiaramente dai tagli praticati sul fianco del Pietralata, per ricavare un terrazzo artificiale su cui fare passare la strada.

Petra Pertusa, cioè “roccia, rupe perforata”, è toponimo più tardo ed è un evidente riferimento alla galleria fatta costruire da Vespasiano, l’opera più ardita e di maggior impatto visivo realizzata dai Romani. La fortezza di Petra Pertusa è più volte ricordata da Procopio (Bell. Goth., II, 11, 1-3 e 10-22; III, 6, 1; IV, 28, 13; IV, 34, 16 e 24) a proposito delle aspre contese di cui fu oggetto fra Goti, dopo che Vitige vi aveva lasciato un presidio di quattrocento uomini, e i Bizantini, che riuscirono a conquistarla per poi riperderla nel 541 per opera di Totila; successivamente, nel 570 Petra Pertusa fu incendiata dai Longobardi che due anni prima erano scesi in Italia.

Anche il nome attuale, Furlo, stando all’ipotesi maggiormente condivisa, deriva da “Forolo/Furulus” con altrettanto evidente richiamo alla galleria aperta nel 77 d.C..

Com’è noto il tracciato della via Flaminia fu potenziato e dotato di nuove infrastrutture da Augusto.

Oltre a numerosi ponti al suo intervento viene attribuita gran parte delle sostruzioni di sostegno al piano stradale.

A fine Ottocento lungo i 3 km della forra, accanto a m 184 di tagliate nel fianco roccioso del Pietralata, sono stati misurati m 930 di sostruzioni, di cui ben m 506 di muri antichi a secco in pietra locale alti in media m 8-10; di questi, come delle altre infrastrutture presenti lungo il tratto marchigiano della Flaminia ci ha dato un ampio resoconto Montecchini.

La tecnica costruttiva è in genere l’opera quadrata, frequente è l’uso di contrafforti e l’ambito cronologico di riferimento è in prevalenza proprio l’età augustea e talvolta la prima età imperiale.

Lo sbarramento artificiale creato sul Candigliano, con conseguente formazione di un lago, ha modificato il paesaggio e neppure nei momenti di magra del fiume è possibile riapprezzare l’originaria monumentalità di questi muri di sostegno, a causa dell’innalzamento dell’alveo per effetto dei depositi sedimentari.

Durante l’età augustea il transito nella gola avveniva senza passaggi in galleria. Per la zona dove verrà aperto il traforo di Vespasiano la documentazione d’archivio settecentesca studiata da Mario Luni consente di ricostruire la sequenza degli interventi realizzati dai Romani, in questo che è da considerarsi il tratto di più difficile transito.

In origine la consolare seguiva un tracciato a picco sul Candigliano, ricavato tagliando all’esterno il versante roccioso.

Fenomeni franosi avvenuti in più punti hanno portato allo scavo di una prima galleria, lunga circa m 8 e larga in media m 3,30, che consentisse un passaggio più interno, e quindi meno esposto, alla strada.

Cronologicamente questo intervento si pone fra quelli promossi da Augusto e il periodo di Vespasiano e non, come spesso sostenuto, in età preromana.

Tuttavia anche questa soluzione non si rivelò risolutiva nel 76 o 77 d.C., fu inaugurato un secondo traforo ben più lungo e più largo (m 5,47 al centro) e in posizione più interna.

I lavori per la sua realizzazione durarono senza dubbio alcuni anni e comportarono, a est del tunnel, anche lo scavo di un tratto in trincea circa m 15.

In origine l’altezza massima della volta era di circa m 6 dal piano stradale che si presentava in salita da est a ovest, con un dislivello di circa m 4; questo è stato fortemente attenuato nell’Ottocento, abbassando la sede viaria dal centro verso l’uscita occidentale e, nel contempo, interrando la parte orientale per circa m 2.

Incisa sulla roccia, sopra l’ingresso orientale, si conserva l’iscrizione che ricorda la realizzazione della galleria per volere di Vespasiano; un’altra epigrafe analoga probabilmente si trovava anche sull’altro accesso.

Questa poderosa opera si è rivelata talmente efficace e del Furlo.

Il tratto precedente l’impervia strettoia fra i monti Pietralata (m 888 s.l.m.) e Paganuccio (m 976 s.l.m.) correva in sinistra del Candigliano, su imponenti sostruzioni di cui resta un lungo tratto presso l’Abbazia di San Vincenzo al Furlo.

 

 

A poche centinaia di metri dall’abbazia ha inizio la Gola del Furlo, una delle forre più imponenti e suggestive dell’Appennino centrale.

Il transito al suo interno è stato reso sicuro e praticabile in maniera continuativa solo dall’intervento degli ingegneri romani.

La zona è stata frequentata fin dalla Preistoria, come dimostra la documentazione dell’età del Bronzo recuperata con gli scavi effettuati all’interno della Grotta “del grano” e forse da mettere in relazione con l’attività di transumanza verso i passi appenninici.

La Grotta “del grano” è un riparo naturale che ha restituito una stratificazione archeologica attestante una continuità d’uso nel corso del tempo; in particolare nel corso di lavori di riassetto della strada nell’Ottocento sono state qui rinvenute granaglie carbonizzate - da qui il nome - un ritrovamento che trova riscontro in altri di tipo analogo avvenuti lungo la gola e riferiti al periodo della guerra fra Goti e Bizantini (535-553 d.C.).

 

Indirizzo

Strada Flaminia www.comune.acqualagna.ps.it località Furlo Tel. 0721/79671 0721/796740
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