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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Anfiteatro di Fanum Fortunae

Descrizione e Cenni storici

L’abitato moderno di Fano si trova lungo la costa adriatica, a nordovest della foce del fiume Metauro, l’antico Mataurus generato dalla confluenza dei torrenti Meta e Auro, che oggi costituisce uno dei maggiori bacini idrografici delle Marche.

Il centro storico sorge su un terrazzo alluvionale del Quaternario che si sviluppa, attorno ai 14 m s.l.m., sulla sponda destra di un altro corso d’acqua, il torrente Arzilla, che garantiva comunque un approdo adeguato.

Il rialzo morfologico su cui è nata la città antica consentiva di sfruttare agevolmente l’area di foce rimanendo al riparo dalle esondazioni fluviali e dalle mareggiate; rischio tanto più frequente in passato dato che la cimosa costiera è di formazione piuttosto recente, mentre nell’antichità le onde del mare lambivano più direttamente l’area di foce e i primi pendii collinari.

La frequentazione umana nel territorio fanese - lungo le valli del Metauro, dell’Arzilla e sui rilievi collinari che le delimitano - è documentata sin dall’epoca preistorica, come testimonia il rinvenimento di numerosi siti, alcuni dei quali ormai occultati dalla recente espansione dell’abitato; i manufatti più significativi di queste epoche remote, e di quelle successive, sono visibili nella sezione archeologica del Museo Civico, all’interno del Palazzo Malatestiano.

Il Paleolitico trova testimonianze lungo la valle del Metauro e dell’Arzilla, mentre una stazione neolitica è stata individuata sulla collina di San Biagio appena sopra la costa adriatica, circa 2,5 km a nord-ovest di Fano. Si tratta di un cospicuo insediamento dove sono stati riportati alla luce alcuni fondi di capanna e resti di cultura materiale attribuibili ad una fase del Neolitico contemporanea a quella nota come “Cultura di Fiorano”.

L’Eneolitico, che vede il manifestarsi delle prime conoscenze della metallurgia del rame, è stato individuato nell’area del campo di aviazione, grazie al rinvenimento di pochi reperti litici e ceramici in superficie; un altro sito è stato individuato anche a Monte Giove.

Decisamente più documentata risulta la successiva età del Bronzo, con numerosi siti tra i quali si segnalano il villaggio localizzato in località Chiaruccia, sulla sinistra del Metauro a 3 km di distanza dalla costa e altrettanti a sud-est di Fano, e quello posto alla foce dell’Arzilla, sul medesimo terrazzo alluvionale sul quale sorgerà la città romana, a un km da Fano e a poche centinaia di metri dal mare. Durante l’età del Ferro questo territorio vide lo sviluppo della Civiltà Picena, diffusa in tutte le Marche e nell’Abruzzo settentrionale.

A testimonianza di questa epoca si conservano numerosi corredi funerari provenienti da tombe isolate, come quelle di Roncosambaccio e di Monte Giove, e da vere e proprie necropoli come a San Costanzo.

 

L'anfiteatro di Fanum Fortunae è stato riconosciuto in quest'area a seguito degli scavi eseguiti nel 1996-2000, che hanno permesso di identificare il muro curvilineo già parzilamente messo in luce negli anni '80 con il muro esterno della'antico edificio, come dimostra l'ingresso radiale (vomitorium) che vi si apre.

Dalla posizione, curvatura e lunghezza del tratto di muratura ritrovata, che da una parte proseguiva sotto Corso Matteotti, mentre dall'altra era già stata troncata secoli prima, si può ricostruire l'intera ellisse anfiteatrale. Si collegano al nucleo principale superstite un tratto di fondazione muraria curvilinea, approssimativamente cxoncentrica rispetto al muro esterno, da identificare con la traccia residua del podium, la barriera elissoidale che, alla base della cavea, circondava l'arena  dovce si svolgevano i giochi.

Alle due facce di tale muro, consistente nella fondazione e in parti d'alzato, aderiscono ancora tracce di preparazione dell'intonaco di rivestimento, infatti, almeno la facciata rivolta verso l'arena poteva essere arricchita da pitture, raffiguranti eventualmente gli stessi munera cioè i giochi gladiatori. Nel medesimo tratto di muro è inserita una soglia di pietra relativa alla porta che doveva dare accesso al corridoio di servizio retrostante il podio, oppure ad uno degli ambienti di servizio (carceres) che si aprivano sull'arena, dove venivano tenuti tutti gli strumenti necessari per gli spettacoli e anche gli animali per le venationes. 

E' stata messa in luce, inoltre, una fondazione muraria rettilinea e in forte discesa, di raccordo ed intermediaria tra le due strutture curvilinee già descritte, da interpretare come un muro radiale che attraversava la cavea delimitando lateralmente uno dei suoi settori, forse in corrispondenza delle scalette di accesso ai vari livelli delle gradinate.Sono sati individuati anche alcuni crolli murari, distaccatisi verosimilmente sia dal muro radiale che da quello esterno; in particolare un tratto di muro con ogni probabilità parte di quello in origine sorretto dall'adiacente fondazione rettilinea sopra descritta, del quale conserverebbe così, opportunamente incurvata, la terminazione inferiore a ridosso del podio.

La parte esterna dell'anfiteatro, come le facce di alcuni crolli murari, il podium e i due muri radiali del vomitorium, ha un paramento in opus vittatum, con blocchetti di arenaria, ben squadrati e collocati in file orizzontali perfettamente sovrapposte. La sua struttura fu ricavata in parte scavando il terreno e in parte accumulandone contro la faccia interna del muro ellittico perimetrale:realizzarlo esclusivamente mediante scavo, sarebbe stata la soluzione meno costosa, ma a parità d'ingombro e di terra rimossa avrebbe consentito una più ridotta capienza di pubblico, che nel nostro casole dimensioni ricostruibili per l'intero edificio suggeriscono di 10.000-12.000 spettatori.

Purtroppo quasi nulla della cavea si è conservato a causa sia delle spoliazioni per il riutilizzo dei materiali che delle nuove opere edilizie o di riuso, susseguitesi nell'area a pasrtire dalla tarda età romana fino all'epoca più recente. A ridosso del podio, sono stati trovati due pozzi con anfore, che appartengono al sistema di drenaggio delle acque superficiali dell'anfiteatro. Il loro scavo è stato importante per la datazione della costruzione dell'edificio, in quanto le anfore, collocabili fra I sec. a.C. e I sec. d. C., segnalano un sicuro termine post quem, trovandosi qui in funzione di riutilizzo. Tale inquadramento cronologico è del resto compatibile con una datazione dell'anfiteatro allo stesso periodo tardo augusteo delle mura, o al più tardi nell'ambito del I sec. d. C.

L'abbandono fu segnato dal suo uso come luogo di sepoltura, infatti, sia nella cavea, disposte secondo la sua pendenza pressochè originaria, sia sul piano dell'arena, alcune sepolture a inumazione singola, in semplici fosse di terra, hanno preceduto i primi interventi di età altomedievale e pertanto, pur in mancanza di qualsiasi oggetto di corredo, si datano approssimativamente nel V-VI secolo. Le più recenti testimonianze, emerse durante gli scavi, si riferivano al seicentesco Monastero di Santa Teresa, di cui restano soltanto l'esile colonnato del chiostro e, al secondo piano interrato, la ghiera in mattoni di un pozzo. La fondazione di un muro, che si appoggia a quello curvilineo esterno dell'edificio antico, e i tre pozzi con ghiera in mattoni, di cui uno taglia l'appena nominata fondazione, sono di età moderna.

Indirizzo

Anfiteatro di Fanum Fortunae C.so Matteotti, 45 61032 Fano Tel. 0721/8871 Fax 0721/887368
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