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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Mosaici del Duomo

Descrizione e Cenni storici

Primo litostroto
A 2,10 m. dal piano di calpestio del XIX sec. è collocato un pavimento musivo pertinente ad un edificio sacro paleocristiano, una domus o un titulus distrutto da Vitige al principio della Guerra Gotica (535 d. C.), che sembra svilupparsi su quattro grandi ambienti.

Nel grande locale centrale i tappeti musivi sono collocati su tre file sulla base di una distribuzione longitudinale, che sarà poi mantenuta per i tappeti del mosaico superiore, ove si ripetono anche gli schemi di alcuni disegni geometrici.

L'edificio originario viene adattato alle esigenze del culto e ampliato verso l'attuale altare, incorporando locali pavimentati a mosaico.

Secondo litostroto
A 1,60 m. dal piano di calpestio del XIX sec. è collocato un pavimento musivo, la cui prima fase è datata al VI secolo in base ad un'iscrizione rinvenuta durante i lavori di scavo iniziati nel 1990, e quindi ignota a Giovanbattista Carducci.

Il clipeo (scudo) dedicatorio è riaffiorato sull'asse della navata centrale, in corrispondenza dell'ingresso della basilica. La scritta è in lettere capitali, il clipeo è inserito in un riquadro con cornice a treccia e quattro aquile agli angoli.

La dedica recita: "Con l'aiuto di Dio e con l'intercessione della Beata Vergine Maria, Giovanni, uomo illustre, stratega di rango consolare, originario della provincia della Misia, ha fatto costruire dalle fondamenta questa basilica, con ogni devozione".

Il dedicante è stato identificato con il generale, nipote di Vitaliano l'Usurpatore e sposato con la nipote dell'imperatore Giustiniano, che combatté per l'imperatore d'Oriente a fianco prima di Belisario, poi di Narsete, durante la Guerra Gotica (535-553). Il generale Giovanni contribuì alle ricostruzioni gestite da Belisario con il rifacimento della cattedrale.

Il pavimento musivo viene realizzato nei primi anni della seconda metà del VI secolo; a questa stesura originaria appartengono diversi frammenti del vasto mosaico, che doveva essere diviso in venti tappeti, con una struttura geometrica dominata dalla croce latina.

Lacerti del VI secolo sono il primo intercolumnio di sinistra, l'emblema col pavone all'incrocio dei bracci della croce - simbolo della resurrezione di Cristo e dell'immortalità dell'anima -, la fascia perimetrale a foglie d'acanto con frutti rossi, grandi sezioni delle specchiature geometriche e qualche parte iconica della navata centrale, i brani superstiti delle navate laterali.

Questa prima fase, legata storicamente al ripristino dell'autorità di Costantinopoli in Italia, è caratterizzata dal raffinato linguaggio geometrico e simbolico della tradizione bizantina, basato sulla specularità dei pannelli, sulla ripetizione di simboli paleocristiani metafisici come colombe, anatre, cervi, lepri, levrieri, pavoni, e di riferimenti cristologici come pesci e grappoli d'uva.

Dato che il committente Giovanni proveniva dalla regione orientale della Misia, è possibile che si sia servito di maestranze della terra d'origine, che aveva per capoluogo Pergamo, dove era fiorente l'arte del mosaico.

Alcune delle figure di animali portano al collo un nastro svolazzante, simbolo della regalità proprio della cultura sassanide, con la quale il vicino medio oriente aveva costanti rapporti: questo elemento iconografico costituisce un unicum in Italia.

Nel corso del tempo il pavimento è stato sottoposto a parziali rifacimenti, soprattutto in seguito alla distruzione operata dai saraceni (848), rifacimenti che hanno avuto momenti particolarmente intensi tra l'XI e il XII secolo e soprattutto durante il periodo compreso entro la metà del XIII secolo. Si riconoscono dunque linguaggi diversi, collegati a mutate motivazioni sociali e religiose, con riferimenti a testi letterari (il Liber Monstruorum, il ciclo troiano) che si riallacciano alle radici cristiane medievali europee.

Nel tappeto sono raffigurati anche animali non più solamente metafisici, come nella prima fase, ma pure fantasiosi e terrificanti: le Lamie, antichi uccelli vampireschi, la Sirena, il Centauro-sagittario, il Tritone, il Grifone, il leone, il ghepardo; un nuovo repertorio di seppie, granchi, pesci, colombe e volatili vari si inserisce entro i moduli geometrici alterati dell'originaria stesura di VI secolo.

Appaiono i nomi degli offerenti che provvedono al rifacimento di singoli tratti della pavimentazione: Acolinus, Marota, Iohannes Derna, committenti che appartengono ai ceti dominanti e fanno inserire figurazioni legate all'immaginario collettivo non solo delle classi al potere, ma anche di quelle medio-basse.

Il pavimento di Pesaro rappresenta davvero una sintesi preziosissima, forse unica, di espressioni figurative che mostrano la stratificazione della storia religiosa e sociale dal VI al XIII secolo, dalla dipendenza orientale bizantina alle nascenti nazionalità dell'Europa.

Pesaro occupa una posizione mediana lungo la rotta dei pellegrinaggi verso il Gargano e verso Gerusalemme, essendo all'incrocio della fascia adriatica centro settentrionale, da Venezia a Termoli; per il pavimento musivo della cattedrale sono state notate analogie con temi decorativi di San Marco a Venezia (XI-XII secolo), di San Gereone a Colonia (XII secolo), della cattedrale di Termoli (fine XI - inizio XII secolo) e delle cattedrali di Otranto, Brindisi e Santa Maria a San Nicola alle isole Tremiti.


 - 1866 L'architetto fermano Giovanbattista Carducci pubblica lo studio Sul grande mosaico recentemente scoperto a Pesaro e sull'antico edificio al quale servì di pavimento. Congetture e disegni di Giovanbattista Carducci architetto, nel quale espone le scoperte da lui fatte nel periodo in cui ricopre l'incarico di direttore dei lavori di restauro della cattedrale di Pesaro.
 - 1990 (novembre) Iniziano all'interno della cattedrale i lavori di scavo, diretti da Maria Luisa Polichetti (Sovrintendente ai Beni Ambientali e Architettonici delle Marche), per la riscoperta e lo studio dei pavimenti musivi individuati dal Carducci nella seconda metà del XIX sec.
 - 1993 La Diocesi di Pesaro, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali delle Marche, elabora un progetto per la realizzazione di uno spazio adeguato per collocare il pavimento musivo superiore nei pressi della cattedrale e per il distacco, il restauro ed il collocamento del primo mosaico nello spazio predisposto, con conseguente visibilità e fruibilità del pavimento musivo inferiore. Il progetto viene inviato al Ministero competente ma non viene approvato.
 - 1994 I Comitati di Settore di Roma esprimono parere contrario al distacco del primo pavimento musivo e danno indicazioni per la realizzazione di un pavimento che rispetti le esigenze della cattedrale e consenta il proseguimento degli studi. La Diocesi di Pesaro realizza una mostra fotografica e documentaria sui mosaici.
 - 1996 (luglio) I Comitati di Settore del Ministero ribadiscono la non opportunità del distacco per il mosaico superiore e sollecitano la realizzazione di un pavimento rimovibile per moduli in modo da consentire il proseguimento degli studi sui due litostroti.
 - 1997 (gennaio) La Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali delle Marche invia a Roma un nuovo progetto elaborato secondo le direttive individuate dai Comitati di Settore del Ministero.
 - 1997 (17 maggio) Viene organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Pesaro con il patrocinio della Regione Marche, la sponsorizzazione della Cassa di Risparmio e la partecipazione delle due Soprintendenze, della Curia Vescovile e degli organi statali preposti alla tutela e alla conservazione dei beni culturali, una giornata di studi sui mosaici della cattedrale presieduta dal dott. Mario Serio, direttore generale dell'Ufficio centrale per i Beni archeologici, architettonici, artistici e storici.
 - 1999 (agosto) La Diocesi, in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pesaro, offre al pubblico la possibilità di visitare la Cattedrale con il mosaico superiore completamente esposto, prima della copertura necessaria alla frequentazione della chiesa in occasione del Giubileo dell'anno 2000. Le visite sono gratuite, organizzate in turni di mezz'ora con l'ausilio di guide che espongono la storia dei pavimenti e della cattedrale. Nel breve periodo di apertura (8-22 agosto) ventimila visitatori entrano a vedere i mosaici, che salgono all'onore delle cronache nazionali.



Indirizzo

Mosaici del Duomo via Rossini 61121 Pesaro Tel. 0721/30043 (Arcidiocesi)
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