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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Teatro Rossini

Descrizione sede

periodo di costruzione: 1816-1818
progettista: Pietro Ghinelli
decoratori e scenografi: Angelo Monticelli, Felice Giani, Gaetano Bertolani, Paolo Landriani, Alessandro Sanquirico
restauri: 1854 (rinnovo interno a cura dell’architetto Vincenzo Ghinelli, dei pittori Luigi Samoggia e Girolamo Dalpane e dello scenografo Cesare Recanatini); 1930-1934 (restauro dopo i danni del terremoto del 30 ottobre 1930 a cura dell’architetto Rutilio Ceccolini); 1966-1980 (restauro generale a cura dell’ingegner Loris Papi)
periodi di inattività: 1854, 1930-34, 1966-80
condizioni attuali: sono in corso dei lavori di adeguamento
tipologia: sala con quattro ordini di palchi e loggione a galleria
capienza: 872

Cenni storici

Fu dopo la devoluzione del ducato roveresco alla Santa Sede (1631) che un gruppo di patrizi pesaresi commissionò all’ingegnere e scenotecnico concittadino Nicolò Sabbatini, già progettista del vecchio teatro di corte poi demolito, la costruzione (all’interno delle vecchie scuderie ducali presso porta Collina) del Teatro del Sole, inaugurato nel 1637 e più volte rinnovato.

Nel 1695, infatti, la sala vide sostituita la gradinata destinata al pubblico con tre ordini di palchetti e fu interamente ridipinta dal pittore e scenotecnico veneziano Pietro Mauro; nel 1723 fu il turno di Antonio Mauro che ne rinnovò ancora la decorazione e aggiunse il quarto ordine, mentre nel 1788 l’architetto pesarese Tommaso Bicciaglia edificò il nuovo avancorpo con gli atri contemporaneamente ad un ulteriore rinnovo della sala che ebbe i palchi, il sipario e il soffitto ridipinti dal veneziano Andrea Giuliani.

L’attuale teatro (inizialmente denominato Teatro Nuovo), sorse fra il 1816 e il 1818 sull'area del vecchio teatro, interamente demolito con la sola eccezione del monumentale portale d’ingresso (già appartenuto alle ricordate scuderie ducali) e dell’avancorpo degli atri.

L’iniziativa della ricostruzione era nata dalla ferma volontà della classe dirigente pesarese desiderosa di non lasciarsi sfuggire l’occasione di conservare nelle proprie mani uno strumento politico e cultuale come il teatro si era andato sempre più rivelando negli anni dell’impero napoleonico.
Fu così, come più tardi fu scritto, che:

"l’onorevole filantropia pose nella mente e nell’animo del Municipio pesarese di dare lavoro e pane a moltissimi, negli anni calamitosi 1816 e 1817, ricostruendo dalle fondamenta quasi per intero il pubblico Teatro della città".

In breve su sollecitazione della Santa Sede preoccupata "di studiare que’provvedimenti che fossero creduti opportuni per dar lavoro e sostentamento agli artisti ed ai poveri de’paesi pontifici", nella primavera del 1818 il teatro era già pronto e poteva essere festosamente inaugurato. Per il progetto dell’edificio era stato interpellato già dal 1813 l’architetto senigalliese Pietro Ghinelli (1752-1834), ormai non più giovane, ma alla sua prima esperienza del genere; progetto che riuscì portare a termine in maniera encomiabile tanto da meritarsi poi l’incarico di progettazione e costruzione del nuovo teatro di Ancona (1822-27) e della ricostruzione di quello di Senigallia (1839-40).

Palese seguace della scuola neoclassica piermariniana, il Ghinelli seppe infatti imprimere nella sala del teatro di Pesaro quell’aspetto elegante e armonioso che ancora oggi conserva, anche se le ornamentazioni pittoriche e a stucco sono più tarde, risalenti al restauro cui il teatro fu sottoposto nel 1854.
Quattro furono fin dall'origine gli ordini di palchi (novantanove in totale), sovrastati dal quinto ordine destinato al loggione.

I parapetti a fascia, leggermente sporgenti rispetto ai pilastrini divisori, derivavano da tutta una tradizione ormai consolidata, così come la curva a ferro di cavallo della platea, costituendo un insieme senza sostanziali novità formali, né strutturali, ma perfettamente adeguato alle esigenze ed al gusto di una città di provincia non grande, ma pur sempre capoluogo di una legazione.

Degno di nota, inoltre, per spaziosità e attrezzature tecniche il palcoscenico, pienamente idoneo ad ospitare spettacoli di una certa complessità, così come l’ampio boccascena, e ottima infine l’acustica.

Gli elogi e l’ammirazione degli spettatori andarono anche alla raffinata veste decorativa e alla dotazione scenica che il conte Giulio Perticari, promotore massimo della ricostruzione, aveva voluto non inferiori a quelle dei teatri più illustri.

Da Milano erano stati pertanto chiamati due scenografi celebratissimi come Paolo Landriani e Alessandro Sanquirico, mentre per gli ornati ci si era avvalsi della maestria di un Giambattista Martinetti.

Da Bologna era venuto Filippo Ferrari per i meccanismi e da Faenza i famosi pittori-decoratori Felice Giani (figurista) e Gaetano Bertolani (ornatista) che si erano occupati delle figure e degli arabeschi della volta e dei parapetti dei palchi.

Di tali ornamentazioni, purtroppo, già si è detto che nulla oggi più resta con l’eccezione del solo artistico sipario che fu dipinto dal milanese Angelo Monticelli e che raffigura (soggetto esemplare in relazione al clima culturale del tempo) Il fonte d’Ippocrene entro una grotta del monte Elicona.

Si è già accennato che nel 1854 la sala, insieme con gli altri ambienti del teatro, ebbe a subire un generale restauro che fu affidato all’architetto Vincenzo Ghinelli (1792-1871), nipote del primo progettista e non meno apprezzato per la sua attività di costruttore di teatri.

Costui provvide ad "aggiunte diverse alla fabbrica, consigliate da’ progressi del lusso, e dal desiderio di maggior comodità", coadiuvato da due decoratori di notevole fama quali furono i bolognesi Luigi Samoggia e Girolamo Dalpane che si occuparono del disegno generale del grande ‘velario’ raffigurato nella volta e delle figure di Apollo e delle Muse campeggianti nei relativi scomparti, nonché dei nuovi motivi ornamentali (pittorici e a rilievo) delle balaustre dei palchi che ancora oggi si possono ammirare.

Parteciparono ai lavori anche il pittore Pasquale Fiorentini, lo scagliolista Agostini Canturio e lo stuccatore Pietro Gai.
All’anconetano Cesare Recanatini, infine, fu affidato il rinnovo della dotazione scenica e del secondo sipario o ‘comodino’.

Nonostante tutto ciò, il teatro non ebbe neppure in questa occasione una nuova facciata adeguata a tanto monumento, essendo stato mantenuto in funzione il vecchio avancorpo settecentesco del Bicciaglia.Il problema fu risolto (anche se in maniera non particolarmente felice) solo dopo il terremoto del 30 ottobre 1930, allorchè l’architetto Rutilio Ceccolini, nel corso delle opere di generale consolidamento del fabbricato (allora, fra l’altro, furono abbassate le paratie divisorie dei palchi per migliorare la visibilità dall’interno degli stessi) ebbe a realizzare l’attuale avancorpo con sovrastante ridotto (la cosiddetta ‘Sala della Repubblica’), modificando quanto già esistente.Chiuso per inagibilità nel 1966, il teatro è stato completamente restaurato e riaperto al pubblico nel 1980.

Attività

Per le informazioni sulla stagione teatrale consulta il sito di Amat Marche

Bibliografia

A. Bianchini, L. Gorgolini, D.Pela, D.Sacco, Panorami di Cultura nella Provincia di Pesaro e Urbino, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2004.

Indirizzo

Teatro Gioachino Rossini p.le Lazzarini 61121 Pesaro Tel. 0721/387620 Fax 0721/387685
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