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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Villa Miralfiore

Note descrittive

Il luogo dell'attuale villa e parco Miralfiore è parte integrante dell'ambiente agrario del XV secolo che si estendeva tra la sponda destra del fiume Foglia e la strada per Calibano: è stato prima fondo malatestiano, quindi giardino e luogo di delizia, poi villa suburbana dei Duchi di Urbino.

La tenuta si chiamava in origine "Le Torrette": il toponimo derivava dalle due torrette, esterne alla facciata ed ancora esistenti, dentro le quali si sviluppavano scale a chiocciola per accedere al sovrastante terrazzo.

Dopo una serie di passaggi di proprietà, la tenuta fu venduta, nel 1505, da Giovanni Sforza, duca di Pesaro, a Matteo Pigna, ricco mercante veneziano.

In seguito la villa fu ceduta alla famiglia Superchi e poi a Simone Bonamini, maggiordomo ducale, il quale diede inizio ai lavori di trasformazione da residenza di campagna in "villa di delizia". Nel 1559 il Bonamini cedette la proprietà al duca Guidubaldo II Della Rovere, che in seguito decise di ampliare ed abbellire la villa.

All'edificio sono tradizionalmente legati i nomi di Bartolomeo Genga e Filippo Terzi, ma è stato troppo ampiamente rimaneggiato anche nei secoli successivi, per poter distinguere l'apporto dell'uno o dell'altro architetto.

Conclusa la sistemazione dei giardini, realizzata la peschiera, le fonti, i giochi d'acqua, la villa fu utilizzata dal duca Francesco Maria II per ospitare numerose illustri personalità quali il Duca di Baviera (1585), il Principe di Mantova (1587), il Principe di Lorena (1600), il Duca di Mantova e la Duchessa di Ferrara (1601).

Miralfiore ebbe nel periodo roveresco un duplice ruolo di "villa di delizia" della corte ducale e di fattoria ducale di rilevante interesse economico, la principale tenuta agricola dei Della Rovere nel territorio pesarese: la possessione costituita da terreno arabile, con viti, alberi e prati, produceva grano, uva, legumi, vi si allevava bestiame pregiato. La grande tenuta era disegnata da due assi strutturali, le cui estremità erano segnate da due portali simili, in muratura, sorretti da alte colonne in arenaria, sui quali furono apposte le mete roveresche: dei due archi d'ingresso dei viali principali è rimasto solo quello su via Solferino (ex via Miralfiore); oggi il grande portale è, con quanto rimane della vasta tenuta, completamente inglobato nella città. Infatti l'attuale area verde di Miralfiore ha subito una completa modificazione ed è un ambiente assai mutato rispetto a quello roveresco.

Alla morte di Francesco Maria II Della Rovere (1631), la villa, come bene allodiale, passò ai Medici di Firenze e, con l'estinzione della Casa Medici nel 1756, alla Casa di Lorena.

Fu in seguito riscattata dalla Camera Apostolica per essere infine concessa, in enfiteusi, alla Casa Urbinate dei principi Albani. per discendenza femminile pervenne alla famiglia dei conti di Castelbarco che riscattò l'enfiteusi divenendo proprietaria della Villa fino ai tempi recenti. Attuale proprietario è Vittorio Livi.

All'interno si accede attraverso un portale recante lo stemma gentilizio della famiglia Albani. Delle molte stanze che lo compongono, cinque sono affrescate alla maniera degli Zuccari, pittori cinquecenteschi originari di Sant'Angelo in Vado. nel salone delle Feste è conservato un affresco di anonimo realizzato dopo il 1618, una suggestiva visione a volo d'uccello, rappresentante la città vista dal mare, la villa con la vasta possessione e, sulla destra, il colle San Bartolo.

Nel 1861 il tracciato della linea ferroviaria (la litoranea Ancona-Rimini) tagliò la proprietà facendo perdere alla villa il ruolo di fulcro all'interno della vasta area, cancellando la grande peschiera circolare e parte delle sistemazioni vegetazionali descritte dai documenti dei secc. XVII e XVIII.

Nel 1884 l'area del podere di Miralfiore compresa tra la ferrovia e le mura di Porta Rimini viene utilizzata per la costruzione della caserma Cialdini: è probabilmente a questo periodo che risale lo smantellamento dell'Arco sulla strada sotto le mura. Parte delle stradone principale con relativo arco di ingresso scompare nel nuovo "disegno urbanistico" della stazione (1861) e della caserma Cialdini (1884), che nei primi decenni del '900 sarà ulteriormente ampliata occupando la parte residua della proprietà Miralfiore verso le mura cittadine.

Anche la strada alberata lungo l'argine del Foglia, al confine della proprietà che giungeva fino al Ponte Romano e alla Porta Rimini, subirà un'interruzione forzata.

La villa Miralfiore, i suoi giardini, la proprietà, perdono il loro rapporto virtuale con la città storica, la relazione con il resto del territorio urbano sarà affidata esclusivamente allo stradone segnalato dall'arco di ingresso su via Solferino e al modesto ingresso su via Cimarosa.

L'attuale area Miralfiore è di circa 30 ettari, per parte della quale molte sono state le ipotesi di destinazione urbanistica e di progetti, a partire dal piano regolatore generale del 1927.

Nel 1955 l'Amministrazione Comunale ha affidato al gruppo interdisciplinare coordinato dall'architetto Fulco Pratesi l'incarico per la redazione preliminare del parco Miralfiore, che prevede la realizzazione di un lago, il potenziamento e il riordino della vegetazione esistente, la sistemazione dei percorsi interni e soprattutto la revisione delle modalità di accesso al parco per chi proviene dal centro città.

 

Tratto da: Tarca Clara - Miralfiore. Il parco immaginato. Storia e vedute in cinque secoli - Comune di Pesaro, 1997

Indirizzo

Villa Miralfiore Via Solferino 61100 Pesaro
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